Deregar “Vecchio di Merda” Asath

Background per il personaggio che sto giocando in una campagna di D&D 5.0, considerando il casino che ho sul desktop preferisco renderlo pubblico qui per non rischiare di smarrire il file (oltre a cogliere una buona occasione per dare una scossetta al blog).

Passato:
Orfano ed adottato da monaci di Lesthar dimostrò sin da piccolo il suo amore per lo studio, cosa che convinse i suoi tutori ad iscriverlo all’accademia. Dopo una decina di anni passati sui libri Deregar si stancò del rigore e della disciplina dei suoi insegnanti e decise di lasciarseli alle spalle andando in giro per Belorast, convinto che le cataste di libri ammuffiti non avessero più nulla da insegnargli.

Presente:
Deregar viaggia di città in città aggregandosi a diverse carovane, è sempre accompagnato dal suo fido bastone e dai suoi trucchetti magici che occasionalmente utilizza per procacciarsi cibo ed ospitalità (anche contro la volontà dei suoi ospiti). Il suo amore per i viaggi (e per i liquori esotici!) lo hanno portato ad avvicinarsi al culto di Gamadion, anche se non proprio con il rigore che i preti più ortodossi considererebbero indicato.

Personalità:
Deregar ha studiato e letto molto e non mancherà mai di farlo presente ai suoi compagni assumendo a prescindere che gli siano intellettualmente inferiori (in 58 anni chiunque abbia viaggiato con lui non ha voluto ripetere l’esperienza!). Deregar tenterà di assumere la posizione di leader, indipendentemente dal fatto che sia il più idoneo a ricoprire tale ruolo e cercherà in tutti i modi di imporre le proprie idee agli altri. Questo suo temperamento nel corso degli anni gli ha procurato diversi soprannomi fra i quali il più lusinghiero è “vecchio di merda”.
Da sbronzo è più sopportabile che da sobrio, Deregar non rifiuterà mai un cicchetto e gli altri compagni di viaggio saranno più che felici di non sentirlo parlare per almeno cinque minuti buoni.
Per quanto presutuoso Deregar non è affatto stupido e sa quando fermarsi, anni di esperienza (e diverse ossa rotte) gli hanno insegnato a non tirar troppo la corda con i suoi accompagnatori.

Chissà se riuscirò a non farmi ammazzare dai miei compagni!

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